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La storia

“Lucrezia e la Storia”

Un filo invisibile traccia insolite traiettorie che uniscono l’antica città di Ardea all’altrettanto antica Collatia, a Tarquinia e infine (ovviamente) approda a Roma. È un filo che corre lungo il tracciato  originario urbano e ancora misterioso della consolare Ardeatina. In qualche modo ne segna il destino e ne nobilita il percorso. E lo fa attraverso una delle storie fondanti della Roma primigenia.

Lucrezia era l’onestissima moglie di un alto militare romano, Collatino. Al momento dello scatenarsi degli eventi – un momento che si colloca nel VI secolo avanti Cristo, durante il regno di Tarquinio il Superbo, ultimo dei sette re e della stirpe dei monarchi etruschi secondo la storia leggendaria – si trovava infatti impegnato in un faticoso assedio per vincere la resistenza della città di Ardea. Con lui il suo fedele amico Lucio Giunio Bruto e il principe in persona, l’antagonista di questa storia, il malvagio Sesto Tarquinio. Fra i molti che hanno raccontato la triste vicenda di Lucrezia, lo storico Tito Livio riporta l’episodio con dovizia di particolari. Tutto nacque dalla scommessa nata fra gli ufficiali assedianti di recarsi alle rispettive domus per verificare se le proprie mogli fossero a casa, come ci si attendeva da un’onesta mater familias romana. Alla scommessa partecipò di buon grado anche Collatino, certo che a Collazia, Lucrezia lo attendesse nel segno della massima virtù richiesta alle donne di Roma.

Per tutti i partecipanti al gioco andò malissimo. Le mogli furono scoperte nel bel mezzo dei divertimenti più disparati, per nulla contrite, né preoccupate per la prolungata e rischiosa assenza dei loro mariti in guerra. Per tutti tranne che per Collatino. Lucrezia, infatti, al contrario delle altre fu uno spettacolo di austerità, fedeltà coniugale e, di conseguenza, lealtà ai più alti valori morali di Roma. La vittoria però non portò all’ufficiale nessun giovamento. Anzi, contribuì più che altro a scatenargli contro l’invidia del principe Sesto Tarquinio, il quale immediatamente desiderò possedere la moglie di un suo soldato,  cosa che fece non molto tempo dopo, sorprendendo Lucrezia nel cuore della notte e, sotto la minaccia di infangare il nome della famiglia per sempre, costringendola a giacere con lui. La donna acconsentì pur di salvare l’onore di suo marito, ma subito dopo aver fatto convocare Collatino da Ardea – che arrivò con il suo più caro compagno d’armi, Bruto, particolare determinante per la storia – e suo padre da Roma, giurò sulla sua dignità di donna romana e si suicidò davanti a tutti.

Fu quella scintilla che fece giurare Bruto di vendicare la lealtà di Lucrezia. Fu il gesto di questa mater familias da sempre esemplare per la società romana antica a determinare la cacciata di  Tarquinio il Superbo, la fine della monarchia e la nascita della Roma repubblicana. È il sacrificio di una donna che innesca un cambiamento nella storia ufficiale dell’antichità.

Lungo questa direttrice ideale, il cui tracciato è ancora oggetto di studi e dibattiti fra gli studiosi, dunque è avvenuto un passaggio epocale di eventi, valori, decisioni, oltre che di eserciti e commerci. Per tutta l’antichità alle donne romane è stato chiesto di comportarsi nello stesso modo, mostrare la stessa pudicizia, lo stesso attaccamento alla virtù. La storia di Lucrezia, celebrata in soprattutto in età imperiale, ha infine travalicato i secoli, rivitalizzandosi in dipinti, incisioni, opere teatrali (fra tutte quella di Shakespeare, The rape of Lucrece, Il ratto di Lucrezia) e penetrando così per sempre nella cultura globale del mondo occidentale. Attraverso i secoli, il racconto sempre più idealizzato di una dignità pronta ad affrontare l’estremo sacrificio ha trasformato il doloroso gesto di questa donna del mondo romano nell’atto fondatore dell’istituzione più studiata e ammirata di tutte le epoche. Della gloriosa e antica Repubblica, Lucrezia è diventata martire e fondatrice. E la sua sorte è in questa vicenda il più classico battito delle ali di una farfalla, là dove l’insurrezione capeggiata da Bruto rappresenterebbe l’inevitabile tsunami. Madre, musa e testimonial, quindi. Esempio di massima virtù in un mondo a misura degli uomini.

ICONE

DIAMOND

Diamondnasce a Roma nel 1977, l’innata propensione per il disegno lo conduce ancora adolescente sulla strada, dove con una tag diversa da quella di oggi, inizia a mettere a fuoco gli obiettivi artistici da perseguire: diffondere la sua arte dentro e fuori il circuito espositivo tradizionale e convenzionale. Dal ’93 è attivo nel panorama del Writing con un segno stilistico elegante e provocatorio al contempo. Dopo il liceo artistico, conclude i suoi studi all‘accademia di belle arti di Roma conseguendo il titolo di “maestro d‘arte”. Il 1998 autentica il suo passaggio dal Writing alla Street art. Diamond è tra i primi ad operare questo cambiamento epocale, portando un frammento d’arte sia sui manifesti che direttamente sui muri della città. Lo stencil è solo una delle tecniche che usa per esprimere le sue esigenze fondamentali: dar spazio al corpo e tramite esso esprimere tutte le emozioni della vita, da quelle forti e indimenticabili alle più effimere. Entrare nel vivo della produzione di questo artista dalle mani super dotate è estremamente complesso, poiché complessa è la sua produzione, nella quale alterna spray, pennello, marker, Bic, matita, inchiostro giapponese e black ivory. I soggetti con i loro tratti e i loro costumi descrivono minuziosamente le emozioni delle persone che animano la società attuale, queste narrazioni dal tono antropologico e antropomorfico sono divise in diversi raggi di ricerca.