I Guardiani di Ottavia

“I Guardiani di Ottavia” è il primo murale realizzato per il progetto GRAArt. Questa anonima e grigia parete del Grande Raccordo Anulare è divenuta ora un simbolico ingresso verso un’area di Roma che molto ha a che fare col tema dell’infanzia rubata.

Infatti, la spiccata sensibilità di Florencia e Camilo nel rappresentare l’infanzia all’interno delle loro opere – penso soprattutto ai loro recenti murales in Polonia e a New Delhi – è stata determinante nella scelta di questi artisti.

Un altro elemento importante nel condurli a questo muro è stato il loro segno grafico. Il Colectivo Licuado è infatti un evidente erede di quel muralismo sudamericano che si rivolgeva a tutti, che era dunque semplice da comprendere, e che mi è sembrato un riferimento ideale per un’opera che avrebbe avuto a che fare col tema della fanciullezza. Il movimento pittorico nato durante la rivoluzione messicana degli anni 10 del Novecento, che ha fatto risorgere l’arte muraria e che intendeva portare l’arte alle masse raffigurando le loro storie e riscattandole dall’anonimato e dalla miseria, può in effetti definirsi oggi l’infanzia dell’Arte Urbana, se accettiamo che il Writing ne rappresenti l’adolescenza, più turbolenta, indecifrabile e ribelle.

Abbiamo condotto Florencia e Camilo a visitare il vicino Ipogeo degli Ottavi, tomba della piccola Octavia Paolina, e gli abbiamo raccontato che in quest’area di Roma c’è anche il carcere minorile di Casal del Marmo. Li ha colpiti l’immagine dell’affresco dell’arcosolio, quel dio Mercurio/Ermes protettore dei viaggiatori che accompagna i bambini nell’aldilà, congelandoli nell’eterna infanzia.
Paulina, alla sinistra del murale, e suo padre Felix, a destra, sono ora i guardiani di questo passaggio.

L’Ipogeo degli Ottavi è visitabile su richiesta (prenotando la visita alla Dott.ssa Daniela Rossi presso la segreteria del territorio: 06 47788415) e l’affresco che ha ispirato l’opera del Colectivo Licuado non è più qui, ma è conservato al Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo, in zona Termini. Ma quest’opera muraria di GRAArt restituisce metaforicamente questo simbolo al territorio e a chi ci vive, che ne sono i legittimi tutori.

David Diavù Vecchiato

Work in progress

La storia

“Dolcissimi figli”

La periferia che si sviluppa attorno e oltre la via Trionfale è oggi più nota per il Carcere minorile e per le molte ex borgate che per la sua storia antica. A Ottavia, invece, l’Ipogeo degli Ottavi può aiutare a mettere in relazione il passato e il presente della zona.

La sepoltura sotterranea della famiglia degli Ottavi risale al III secolo dopo Cristo e segue – per tradizione e “senso” – l’uso per i patrizi romani di accogliere nei loro possedimenti fuori porta monumenti funerari per i loro congiunti. Sono luoghi dedicati a temi dolorosi, ma decorati spesso con opere di immensa bellezza e grandissima poesia. I musei di Roma non mancano di queste testimonianze strazianti di amore familiare e sono tracce di emozioni antichissime che hanno attraversato oltre due millenni per arrivare a noi praticamente intatte, ancora potentissime.

Octavius Felix, patriarca e ideatore dell’ipogeo, aveva curato ogni dettaglio per la tomba di famiglia. E aveva stabilito addirittura l’ordine di ingresso dei singoli sarcofagi all’interno del monumento sotterraneo. La morte della figlioletta Octavia Paulina, a soli sei anni, però, rimise in discussione tutti i progetti. Quello della bimba fu infatti il primo sarcofago a inaugurare l’ipogeo familiare e a lei è dedicato il ciclo di affreschi che decora il suo sepolcro e parte delle pareti del luogo.

Scosso dal dolore e dalla perdita Octavius fece riprodurre la sua speranzosa visione del mondo oltre la morte, lì dove si augurava che sua figlia godesse di buona compagnia e non si sentisse troppo sola. Il risultato fu un universo fiabesco in cui bambini felici giocano, si sfidano e corrono in un immenso roseto fiorito, sotto la sorveglianza di Ermes, divinità preposta al passaggio delle anime nell’aldilà.

Fra le rose di Octavius Felix per Octavia Paulina e le periferie con il Carcere minorile sullo sfondo c’è un nodo indissolubile che vuole parlarci di un’infanzia amata, nonostante sia lontana, quasi perduta. Ci interroga. E al tempo stesso ci conforta, grazie all’arte che cura e consola nel III Millennio come nel III secolo.

ICONE

Colectivo Licuado

Il Colectivo Licuado (Uruguay) è composto da Fitz o Florencia – all’anagrafe Firenze Duran, originaria di Montevideo – e T.H.E.I.C. (acronimo di “la fine è in arrivo”) – vero nome Camilo Nuñez, di Buenos Aires – due artisti di 24 anni che più di 6 anni fa hanno deciso di portare le loro opere d’arte nello spazio urbano a Montevideo, città in cui vivono entrambi. I Licuado sono operativi sia nell’Urban Art che nelle esposizioni nelle gallerie d’arte, e anche nel campo della pubblicità. Il loro stile pittorico figurativo si ispira alla pittura rinascimentale e ai Preraffaelliti come Dante Gabriel Rossetti, ai pittori secessionisti viennesi come Klimt e all’Art Noveau di Mucha. Il loro murale “I Guardiani di Ottavia” per GRAArt è la loro prima opera d’arte urbana a Roma.