Julieta XLF - title

Untitled

All’uscita del Grande Raccordo Anulare per San Pietro/Vaticano, ci sono oggi due creature mitologiche dall’aspetto pagano a dare ai visitatori in auto il benvenuto a Roma.

L’artista valenzana Julieta XLF ha dipinto su questo muro della via Aurelia due animali nati da una sua personalissima visione delle antiche mitologie occidentali e orientali, ma molto radicati nella storia di questo territorio, che conduce verso l’alto Lazio e la Toscana, laddove si sviluppò nell’VIII sec. a.C. la prima grande civiltà formatasi in Italia: gli Etruschi.

A destra vediamo una lupa, che si spinge con forza in avanti con le zampe posteriori, per congiungersi e perdersi in un intenso abbraccio con una sirena dalla doppia coda, posta alla nostra sinistra.

La sirena bicaudata è un antico simbolo della fertilità e del contatto tra la dimensione divina e quella terrena, un tempo rappresentato dal femminile. Fu un simbolo anche dei primi cristiani, che lo abbandonarono probabilmente proprio perché proveniente dal mondo Etrusco, dunque dall’iconografia pagana. Questa di Julieta – che è senz’altro l’artista che ha dipinto più sirene in strada – ha però ali e testa d’uccello: è come una fenice-sirena che riporta alla mente altri animali mitologici orientali.

Anche la lupa, simbolo di Roma, non è una semplice lupa: è alata, come i quadrupedi scolpiti nei monumenti e dipinti sui vasi e sui muri delle necropoli etrusche – per lo più leonesse e cavalli – ovviamente appartenenti alla sfera ultraterrena.

L’abbraccio tra queste due creature di un’altra dimensione ci racconta l’incontro e lo scontro tra Oriente ed Occidente, che fu origine della cultura etrusca e, in seguito, conseguenziale effetto delle conquiste (e anche dannazione) dell’Impero Romano.

È un abbraccio che sprigiona due forze uguali e contrarie, tanto da richiamare alla mente il simbolo del Tao, l’equilibrio e l’armonia tra Yin e Yang, con le teste dei due animali posizionate dove sono nel Tao i due punti all’interno dei rispettivi poli opposti.

Sono una coppia chef a un insieme unico, come quella del Sarcofago degli Sposi ritrovato nella necropoli della Banditaccia a Cerveteri, tra i reperti conservati al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, o come Lucumone e sua moglie, la regina sacerdotessa Tanaquil, giunti a Roma da quest’area.

Due simboli che resteranno qui abbracciati, a ricordarci l’unione tra i popoli, dunque tra culture e tradizioni. Un’unione oggi inevitabile, ma soprattutto auspicabile, per la prosecuzione della nostra specie.

David Diavù Vecchiato

Work in progress

La storia

“La strada delle idee”

La via Aurelia, nel suo tratto originario, aveva inizio nell’antico Foro Boario, scavalcava il Tevere su Ponte Emilio (corrispondente più o meno all’odierno Ponte Rotto) e s’inoltrava verso il Gianicolo (un tempo territorio etrusco) collegando Roma alla colonia portuale di Pyrgi, la Santa Severa etrusca. Nata nel III secolo a.C., la consolare nasce per rispondere all’esigenza di raggiungere (e controllare) la costa laziale, in seguito all’espansione verso nord, dopo la conquista dell’Etruria. Su questa strada, quindi, la storia profuma di mare, di scambi e conflitti, di viaggi e desideri di conquista. Come se qui Roma avesse tirato un lungo respiro, verso un orizzonte che si faceva radicalmente più vasto e complesso. Confermando a se stessa non soltanto l’attitudine alla gloria, ma pure all’accoglienza di influenze e stimoli stranieri.

E pertanto lo spirito del luogo impone di raccontare anche una storia dell’Aurelia precedente all’Aurelia stessa.

Dalla medesima latitudine infatti, molto prima della conquista dell’Etruria, alcuni migranti etruschi si fermarono sul Gianicolo a raccogliere prodigi per decidere se stabilirsi oppure proseguire il viaggio. Lo sparuto gruppo di rifugiati etruschi in fuga da Tarquinia era guidato da Tanaquil, arguta sacerdotessa, e da suo marito, Lucumone, che poi tutti conobbero con un altro nome, un nome romano: Tarquinio Prisco. I segni che decifrarono furono senz’altro positivi tanto che da quel colle inaugurarono la seconda “anima” di Roma, che è etrusca e quindi vitale, amante dei commerci e della raffinatezza.

L’Aurelia è quindi un enorme collettore di persone, di suggestioni, di culture e di idee che per millenni – dagli Etruschi fino ai ribelli della Repubblica romana del 1849 – hanno istintivamente scelto il Gianicolo come colle di riferimento. Colle che, vale la pena ricordare, è dedicato a Giano il dio delle porte, dei passaggi e di tutti gli inizi.

Non poteva esserci genius loci migliore.

ICONE

Julieta XLF

Julieta XLF inizia a dipingere in strada entrando nel mondo dei graffiti a sedici anni, ispirata soprattutto dai lavori dell’artista spagnolo Escif. Più tardi si avvicina al post-graffitismo e nei primi anni 2000 è membro della crew XLF, molto attiva a Valencia. Julieta ha riempito la città con le sue opere dall’iconografia dal carattere infantile, molto influenzata dall’illustrazione per l’infanzia e dall’arte orientale, soprattutto dal kawaii giapponese. I suoi murales trasmettono sensazioni di speranza e concetti come la crescita dell’individuo e la ricerca di equilibrio. Questo mix visibile nelle sue opere tra Oriente e Occidente ha determinato che la scelta per questo muro di via Aurelia cadesse su di lei.